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Anche gli emoticon entrano nei processi

Anche gli emoticon entrano nei processi

Infatti, l’esito di un giudizio può dipendere anche dalle faccine usate nelle chat.
Lo ha stabilito tribunale di Parma che ha considerato illegittimo il licenziamento di un operaia che in un lasciate tra colleghi aveva rivolto al datore di lavoro commenti negativi anche piuttosto pesanti che però erano intervallati dalle faccine che rendevano gli insulti più canzonatoria che offensivi.
Secondo il giudicante l’uso delle faccine non rende facile comprendere se alcune frasi vengano dette seriamente o enfatizzate proprio in ragione del contesto dei formalizzato e amicale della conversazione. Nel caso di specie il gruppo WhatsApp era stato creato dalle colleghe per gestire turni di lavoro ma era poi diventato un modo per scambiarsi commenti inerenti il lavoro e sul loro
. Venuta a conoscenza dell’accaduto la società datoriale aveva fatto scattare il licenziamento per giusta causa considerando gravi le offese personali scambiate nelle chat. Il giudice però è stato di diverso avviso definendo umoristico il tono complessivo delle conversazioni. Non c’è dubbio che i commenti siano espressi con toni impiccati che manifestano astio e scarsa stima nei confronti del datore di lavoro, ma appaiono riconducibili al diritto di critica. Quindi a dichiarare il licenziamento illegittimo sono proprio le faccine che attenuerebbe la portata offensiva dei messaggi.
Le faccine erano già entrate nelle sentenze, ad esempio il tribunale di Roma con la sentenza 1859 del 12 marzo 2018, aveva messo in guardia un insegnante che lamentava condotte vessatorie da parte del datore di lavoro. L’uso di faccine affettuose da parte di quest’ultimo secondo il giudice denotava un rapporto di familiarità cortesia reciproca non certo una condizione di soggezione psicologica di disagio. Se poi a mandare le faccine col basso a una collega è proprio la lavoratrice questo dimostra che sul lavoro c’era un clima del tutto sereno e collaborativo che giustifica licenziamento irrogato senza che datore possono essere addebitate condotte vessatorie.
Quindi bisogna stare attenti non solo a ciò che si scrive ma anche, appunto, alle faccine che accompagnano il testo in quanto potrebbero essere l’elemento chiave per vedersi accogliere o rigettare una domanda in tribunale.
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