Ancora una volta il GPL si associa al termine tragedia: come a Viareggio nel 2009 così a Bologna nel 2018.

Era il 29 giugno del 2009 quando un treno merci che trasportava GPL e che passava dalla stazione di Viareggio deragliò a causa di una cattiva manutenzione ( o meglio dire assente manutenzione!) . Quel treno trasportava GPL ed una delle cisterne si squarciò e provocò l’uscita di GPL che si riversò nelle abitazioni circostanti e che causò la morte di 32 persone e moltissimi feriti.

Seppur nell’enorme tragedia la cosa poteva finire pure peggio in quanto se tutte le cisterne si fossero squarciate Viareggio sarebbe stata rasa al suolo.

Da quel giorno si è assistito ad una vera a propria battaglia giudiziaria tra le persone offese da una parte e i difensori degli imputati i quali sostenevano non esservi responsabilità nell’accaduto.

Eppure di responsabilità ne sono emerse nel processe anche in quanto la manutenzione agli assili non veniva fatta per risparmiare e i treni merci venivano fatti circolare nei centri abitati ad una velocità di 90 km orari.

Il resto è storia anche se non ancora definita in quanto il 13 novembre inizierà l’appello avverso la ormai nota sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Lucca nella quale, appunto, sono emerse chiare le responsabilità del gruppo FS.

Avendo seguito e seguendo tutt’oggi alcune parti civili e quindi avendo vissuto la vicenda dall’inizio ho assistito ad una battaglia che è andata oltre rispetto alle aule giudiziarie in quanto le vittime si sono unite nell’associazione Il Mondo Che Vorrei il quale da anni sta combattendo a livello statale affinchè vengano emanate leggi stringenti in materia di sicurezza nell’ambito lavorativo e di trasporto di merci pericolose.

Purtroppo però l’incidente di Bologna riporta alla mente quei giorni di Viareggio.

La dinamica è sicuramente diversa nel recente disastro e tutte da accertare quantomeno le cause ma non si può non fare un parallelismo in quanto un elemento comune vi è tra i due eventi: l’esplosione del GPL.

Guardando le immagini delle esplosioni a Bologna rivengono a mente quelle dell’esplosione sui binari a Viareggio e in via Ponchielli, via che venne completamente distrutta.

Mutuando dall’esperienza di allora ancora una volta la prima cosa che viene alla mente è la carenza di normative in materia di sicurezza e trasporto di merci pericolose : basti pensare solo alla necessità di una normativa in materia di costruzione e sicurezza delle cisterne.

Purtroppo la battaglia verso l’emanazione di una legge concreta sul problema è ancora lunga ma con Bologna sicuramente la sensibilizzazione che a livello nazionale si era spenta per Viareggio si è riaccesa sul problema.

Importante è che le vittime dell’incidente di Bologna , intendendo per queste non solo i parenti della persona deceduta e/o i feriti ma anche chi ha avuto un danno alle proprie attività e abitazioni si coalizzino e si costituiscano parte civile nel processo penale che verrà instaurato.

 

Se Viareggio docet probabilmente la compagna assicurativa cercherà di liquidare subito i danni per togliere di mezze danneggiati che potrebbero costituirsi parti civili nel processo e che potrebbero portare il loro contributo alla giustizia.

Accettare subito questa offerta sarebbe un errore a mio avviso anche in termini economici. Infatti nella strage di Viareggio, ad esempio, il risarcimento offerto in fase stragiudiziale non era nemmeno un decimo di quello che poi venne offerto in giudizio e accettato dalle vittime in conto sul maggior avere.

L’importanza di costituirsi parte civile in un processo come questo è fondamentale non solo a livello risarcitorio ma proprio in quanto è necessario sensibilizzare i piani alti su questo problema ed evitare che tutto ciò possa riaccadere provocando danni ancor maggiori.

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