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Lo strano caso dell’attuazione del provvedimento di urgenza

Lo strano caso dell’attuazione del provvedimento di urgenza……

La normativa attuale lascia un vuoto in materia di attuazione dei provvedimenti di urgenza per rilascio.

Infatti, dopo avere ottenuto l’ordinanza di concessione dell’art. 700 c.p.c. come si può attuare il provvedimento ottenuto?

In questo post si tratterà solo di provvedimenti di rilascio o obblighi di fare in quanto per le somme di denaro la procedura è più chiara.

La procedura da seguire è quella dettata dall’art. 669 duodecies e cioè bisogna proporre una istanza al giudice che ha concesso il provvedimento cautelare che sarà il giudice che provvederà a determinare le modalità di attuazione del rilascio.

Il giudice fisserà, pertanto, una udienza e nel contraddittorio delle parti si determineranno le modalità di attuazione.

Una volta che sono state determinate le modalità di attuazione però , in caso di inottemperanza, cosa bisogna fare?

Procedere con un precetto e poi con la notifica del 608 c.p.c.oppure si può andare diretti dall’ufficiale giudiziario a chiedere l’attuazione del provvedimento? Ed inoltre sul provvedimento bisogna richiedere la formula esecutiva?

In un caso che mi è capitato di affrontare di recente, il mio cliente, titolare di uno stabilimento balneare, aveva affittato, nel 2011, una azienda adiacente allo stabilimento suddetto per svolgere una attività di pizzeria al taglio. La società affittuaria negli anni aveva visto subentrare nuovi soci sino a trasformarsi in ditta individuale.

L’ultimo socio che era subentrato nel 2015 aveva richiesto per ben due volte, manifestando il suo stato di difficoltà economica, la modifica del contratto di affitto di azienda relativamente alla parte avente ad oggetto l’importo del canone, modifica che era stata concessa dell’affittante.

Le difficoltà continuavano e nel maggio 2018 l’affittuario smetteva di pagare il dovuto. Provvedevo, pertanto, a proporre ricorso al Tribunale chiedendo la risoluzione del contratto, il rilascio ed il pagamento delle morosità.

Notificato il ricorso, in corso di causa, provvedevo poi a chiedere un 700 c.p.c. per il rilascio immediato dell’azienda. Controparte si difendeva sostenendo che in realtà il contratto di affitto di azienda non era da considerarsi tale ma solo un contratto di locazione in quanto i beni aziendali non erano stati consegnati al momento della stipula e chiedendo pertanto la restituzione dei canoni relativi solo alla parte dell’azienda ( nel contratto si era stabilito euro 1000,00 per il canone di locazione ed euro 2000,00 per l’azienda) e quindi facendo intendere che non solo non era moroso ma, anzi, che era in credito e quindi che la causa di risoluzione non sussisteva.

A parte un aspetto morale della questione in quanto quando l’affittuario aveva avuto bisogno, l’affittuario gli era venuto incontro ed ora cercava un escamotage a dir poco pretestuoso per danneggiarlo e giustificare il suo mancato pagamento ( tra l’altro l’intenzione di questo affittuario era quello di lavorare durante la stagione estiva e percepire i proventi della stagione gratis senza continuare a pagare il canone……ovviamente il Tizio si era ben guardato da avere beni a lui intestati).

Il giudice rigettava l’eccezione di controparte, rilevata la sua pretestuosità concedendo il provvedimento richiesto ex art. 700 c.p.c. ed ordinando il rilascio dell’azienda.

Inutile dire che Tizio, continuando nel suo atteggiamento, non rilasciava l’azienda e provvedevo, pertanto, a fare istanza ex art. 669 duodecies c.p.c.

Il giudice che era lo stesso che aveva emanato il provvedimento cautelare, fissava, pertanto, udienza per le modalità di esecuzione.

Controparte si costituiva e seguendo sempre il suo modus operandi stavolta sosteneva che per rilasciare l’immobile avrebbe dovuto togliere l’impianto elettrico demolendo le mura interna (!!), togliere il condizionatore, la cucina ecc. e che per fare tutti questi lavori necessitava dell’autorizzazione comunale, dell’autorizzazione demaniale e della Agenzia delle Dogane e…… chi più ne ha più ne voglia, producendo una relazione da parte di una impresa edile in cui si stimava – guarda caso – un tempo di oltre due mesi per fare il tutto: insomma l’obiettivo rimaneva sempre quello di prendere tempo e fare la stagione!

Nelle more, intanto controparte proponeva reclamo contro il provvedimento di urgenza e chiedeva la sospensiva che veniva inesorabilmente rigettata con fissazione di udienza al 25 ottobre.

Controparte, però, non era a conoscenza di una norma del codice civile e precisamente dell’art. 2561 co. 4 c.c. che prevede :”La differenza tra le consistenze d’inventario all’inizio e al termine dell’usufrutto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell’usufrutto” ( norma che si applica, per l’art. 2562 anche all’affitto di azienda). In pratica l’affittuario non può portare via nulla anche se di sua proprietà (nel caso di specie non era nemmeno vera, comunque, questa circostanza) dovendosi fare semplicemente una stima in denaro tra l’inventario dei beni all’inizio dell’attività e quelli alla fine che nel caso specifico poi, nella peggiore dei casi si sostanzierà comunque  in una compensazione con il dovuto e quindi con ulteriore danno per l’affittuario che si era fatto forte sul fatto che non aveva nulla da perdere e quindi non avrebbe mai corrisposto, comunque, i canoni dovuti.

Il giudice pertanto, alla luce di tale articolo disponeva il rilascio immediato dell’azienda con tutto ivi presente ( impianto elettrico, di condizionamento, cucina ecc.).

Inutile dire che, anche stavolta, l’affittuario non provvedeva a rilasciare l’immobile  si doveva, pertanto, procedere con l’ufficiale giudiziario.

Ed è proprio in questa fase che subentra un vuoto legislativo .

Prima di tutto bisogna tener presente che il provvedimento ex art. 669 duodecies così come l’ordinanza ex art. 700 non possono essere munite di formula esecutiva perché esecutivi di per sé.

Pertanto, basterà scaricare il provvedimento dalla cancelleria telematica e fare la dichiarazione di certificazione da parte dell’avvocato.

Ma bisognerà poi notificare il precetto e l’istanza ex art 608 c.p.c. come in una procedura di sfratto oppure si potrà saltare questa fase?.

La fase dinanzi al giudice di cui sopra è detta esecuzione in via breve e pertanto se si dovesse procedere con il precetto non sarebbe giustificabile questa procedura che è volta proprio a saltare queste azioni.

In realtà, pertanto, si dovrebbe andare subito dall’ufficiale giudiziario che dovrebbe attuare subito il provvedimento di urgenza: da sottolineare che i  procedimenti cautelari si attuano e non si eseguono.

A mio avviso il 608 c.p.c non dovrebbe essere notificato ma , proprio nel vuoto legislativo, ciò dipende dai vari uffici giudiziari. Ad esempio a Lucca gli ufficiali giudiziari sono propensi a che venga fatta la notifica ex art. 608 c.p.c. ma in questo modo , nel mio caso, il rilascio immediato tanto immediato non sarebbe perdendosi almeno 20 giorni.

La giustificazione degli ufficiali giudiziari è quella di tutelare da eventuali opposizioni la parte che agisce ( ed anche a mio avviso di calendarizzare l’accesso secondo i proprio impegni lavorativi), tantochè nel caso in cui si voglia saltare questa procedura richiedono una manleva di responsabilità da parte del legale.

Questa, comunque, è la procedura da seguire restando il punto interrogativo se fare il 608 o procedere direttamente ( per me quest’ultima è l’ipotesi preferibile)

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