Il morto condannato a pagare!

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Ebbene si! Questa è una vicenda da barzellettario o meglio ” si ride per non piangere”. Il sig. Giulio T. promuoveva causa contro l’impresa edile FRIE in quanto sosteneva che alcuni lavori di ristrutturazione della sua abitazione non erano stati fatti a regola d’arte, avendo, all’uopo, sospeso i pagamenti. Non si dirà della causa in sè per sè ma del fatto che il sig. Giulio T.  nell’aprile del 2012 muore e quindi, come previsto dal nostro codice di procedura civile, la causa viene interrotta. Nel luglio dello stesso anno la causa viene riassunta da parte dell’erede, sig. Sergio. Successivamente si arriva a sentenza. Spesso è abitudine dei giudici non guardarsi la causa se non alla fine e in maniera alquanto sommaria. Sono poche le volte in cui si va in udienza e si ha la consapevolezza che il giudice sappia di cosa si stia parlando. La regola dovrebbe essere quella di studiarsi la pratica sin dal primo momento anche in quanto alcune eccezioni dovrebbero essere decise subito , ma molto spesso ciò non accade. Si rimanda tutto alla fine, intanto gli anni corrono e tutto può succedere.

E che ciò non dico che sia la regola ma che sicuramente accada ne è la dimostrazione la sentenza del Tribunale di Lucca emessa in data 13 giugno 2014 dove il giudice ha condannato al pagamento il sig. Giulio T. oramai deceduto da due anni. Infatti non leggendosi la causa al momento dovuto e lasciando l’opera di studio in fondo, tra l’altro facendolo in maniera sommaria, il Giudice non si è accorto che la causa era stata riassunta dal sig. Sergio T erede del sig. Giulio e quindi condannava quest’ultimo al pagamento. Così il sig. Giulio, come Lazzaro, dovrà resuscitare ed adempiere al suo obbligo prima di riposare in pace, come se la morte non fosse già una condanna.

Ma la Giustizia è implacabile e non si ferma nemmeno dinanzi alla morte la quale dovrà deporre per una volta la sua falce e soccombere di fronte alla scure della giustizia.

Ma, a parte gli scherzi, questo è quello che è accaduto per disattenzione e ciò che è grave è che la noia di chiedere la correzione della sentenza sta alle parti le quali dovranno redigere una istanza facendo capire al giudice dove sta l’errore, depositarla in cancelleria, attendere i tempi che il giudice si convinca per poi ritornare in cancelleria e ritirare, pagando, la copia della sentenza corretta.

Ed il giudice che ha sbagliato? Bè per questi nessuna noia, nessuna spesa, nessun disagio. Della serie: sbaglia LUI paghiamo NOI!

Eppure c’è ancora chi si meraviglia se la giustizia nel nostro paese va male.

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