Se il lavoratore non si impegna a trovare lavoro non puo’ dare colpa al fatto di essere licenziato. Infatti e’ possibile ridurre il ristoro in favore del dipendente che doveva essere “ripescato” dopo la soppressione del suo posto laddove il lavoratore non risulta essersi messo d’impegno a cercare una nuova occupazione. È quanto emerge dalla sentenza 9656/12, pubblicata il 13 giugno dalla sezione lavoro della Cassazione la quale,mappumto, ha ridotto il risarcimento del lavoratore illegittimamente licenziato ma colposamente in concorso per non aver usato la ordinaria diligenza ex art.1227 Cc, secondo comma. E la decurtazione del ristoro è inevitabile di fronte all’inerzia del licenziato nel cercare un nuovo posto, laddove la condotta risulta ingiustificata e prolungata e cio’ nonostante sia pacifica la illegittimita’ del recesso. Il dipendente, nel caso trattato, era un addetto alla vendita di vernici per auto. Vi era stata da parte dell’azienda un taglio di personale seguito, pero’, da un annuncio pubblicitario in cui il datore ricercava un venditore di prodotti analoghi ma per la divisione edilizia dell’azienda. Il datore in poche parole aveva quindi lienziato illegittimamente il dipendente ignorando il principio di rimpiego del lavoratore il cui licenziamento deve essere solo l’extrema ratio in assenza di alternative possibili in cui possa riciclarsi il dipendente a rischio.

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