La facilità di utilizzo di Whatsapp e la possibilità di inviare foto ed allegati con un clic è stata la chiave vincente per la divulgazione di questo servizio di messaggistica ormai entrato nell’uso di quotidiano degli utenti smartphone.

Come in tutte le cose però ci vorrebbe un’equilibrio nell’utilizzo di questo strumento anche perchè L’ virare troppi messaggi ad una determinata persona potrebbe integrare il reato di molestia e se quella persona, poi, è stata la nostra compagna si rischia anche una imputazione ed una condanna per stalking.

Anzi a dirla tutta la condanna per stalking è persino, in questo caso, aggravata proprio dal fatto di essere stata perpetrata con l’uso del mezzo informatico.

E’ quello che ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 3989/2019 che ha respinto la tesi difensiva secondo la quale la messaggistica telefonica tra due persone non potrebbe integrare l’aggravante dell’uso del mezzo informatico, condannando l’imputato a ben 6 mesi di reclusione.

Su questo fronte, in particolare, i giudici chiariscono che non è discutibile «l’aggravante dell’uso del mezzo informatico», alla luce dell’«impiego di messaggistica WhatsApp».

Oltre a ciò l’imputato è stato condannato anche al risarcimento dei danni a favore della persona bombardata dai messaggi che si era costituita parte civile nel processo.

Whatsapp si rivela pertanto uno strumento sicuramente utile ma di cui non si deve abusare soprattutto in ipotesi particolari e che, molte volte, non può sostituire i mezzi tradizionali che si rivelano sicuramente più sicuri soprattutto quando bisogna dare prova in giudizio di determinate circostanze.

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