Una donna ricorreva innanzi al giudice di pace per farsi annullare una multa inflittale da un ausiliario del traffico, privo di delega del sindaco, per aver parcheggiato sulle strisce pedonali. Inoltre, la signora chiedeva il rimborso di quanto versato per ottenere la restituzione della propria auto, rimossa a seguito dell’accertamento, nonché il risarcimento dei danni patiti.Il Giudice accoglieva la domanda perché il verbale non recava i “precisi motivi” dell’omissione della contestazione immediata dell’illecito, giustificata con il solo riferimento all’assenza del trasgressore; perché l’ausiliare del traffico era privo di delega; perché il verbale non era stato notificato in originale o copia autentica. Inoltre, dopo aver annullato il verbale, il giudice condannava il Comune e l’azienda speciale per la mobilità, di cui l’ausiliario era dipendente, al rimborso delle spese per lo svincolo dell’auto e al pagamento di 200 euro a causa dello stress subito dalla donna, all’epoca dei fatti incinta, nella ricerca della vettura illegittimamente rimossa. La causa non poteva che finire in Cassazione. La Suprema Corte,con sentenza n. 6712 del 23 marzo, però, ha confermato l’operato del giudice di merito, il quale ha correttamente annullato il verbale per il difetto di delega del verbalizzante ad eseguire l’accertamento della violazione contestata alla signora: l’ausiliare era “delegato dal sindaco solo per l’accertamento delle violazioni relative all’uso delle schede parcheggio relative alle strisce blu”, e dunque non per l’accertamento di infrazioni diverse, come la sosta sulle strisce pedonali. Inoltre, proprio perché privo di delega, il verbalizzante non avrebbe potuto disporre la rimozione dell’auto. Ed è proprio alla rimozione dell’auto che è connessa la condanna al risarcimento del danno da stress.
Infatti, la società ricorrente ha lamentato l’assoluta mancanza della prova dello stress subito dalla signora nella ricerca del veicolo rimosso e del conseguente danno, di cui non c’era alcuna documentazione sanitaria. A questo rilievo, la Corte di Cassazione risponde muovendo dalla comune esperienza: “la ricerca del proprio veicolo rimosso provoca stress”. Giusta la condanna dell’azienda al pagamento di 200 euro in favore della donna, stressata dalla ricerca dell’auto rimossa.



