Lo Studio offre assistenza ai propri clienti in materia di risarcimento del danno, curando tutti gli aspetti ad esso legati e offrendo, pertanto, una consulenza a 360° sulle problematiche ad esso connesse senza lasciare niente al caso.

Quando si subisce un danno sia esso biologico o patrimoniale, si incontrano sempre una moltitudine di difficoltà ad ottenere ciò che ci spetta per legge.

Varie sono le problematiche che si presentano soprattutto connesse al problema della quantificazione: come applico le tabelle per la determinazione del danno? come calcolo il danno morale e come posso provare la personalizzazione del danno? come quantifico il danno patrimoniale e quali sono i criteri per provarlo in giudizio?

Queste e molte altre sono le problematiche che si possono presentare quando si subisce un danno, problematiche che vanno analizzate studiando il caso specifico.

Ma cosa si intende quando si parla di risarcimento del danno?

L’art. 2043 c.c. è la norma base da cui partire per una analisi della disciplina: qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

Un risarcimento che si possa chiamare tale è quello volto a ripristinare la situazione in cui il danneggiato si sarebbe trovato senza l’evento lesivo: è ovvio che materialmente tale ripristino si possa avere solo con un esborso economico.

Tra le diverse voci di danno che debbono essere analizzate sicuramente un posto di rilievo deve essere dato al danno patrimoniale che la vittima subisce a seguito dell’evento lesivo. Il danno patrimoniale si distingue in danno emergente che altro non è che la diminuzione del patrimonio subita dal danneggiato a seguito del sinistro: ad esempio le spese sostenute e lucro cessante che è il mancato guadagno ( ad esempio la perdita di lavoro avuta a seguito del danno).

Il criterio utilizzato è quello del reddito effettivo o in difetto quello del triplo della pensione sociale (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 maggio – 28 giugno 2011, n. 14278).

Si ricordi che in caso di lesioni non è mai automatica la liquidazione del danno patrimoniale dovendo essere provato sia con produzioni documentali o anche semplicemente tramite presunzioni (Cass. 10 luglio 2008 n. 18866; 29 aprile 2006 n. 10031).

La liquidazione di tale danno, tra l’altro, non può essere effettuata in modo automatico in quanto la legge 26 febbraio 1977, n. 39 stabilisce solo alcuni criteri di quantificazione del danno. Capita spesso che alcuni clienti si presentino in studio credendo di ottenere danni morali e patrimoniali in maniera automatica solo a seguito di una lesione subita, spesso lieve.

Ciò non potrà mai essere essendo imprenscindibile la prova del danno nel nostro ordinamento: Pertanto si potrà avere anche una lesione fisica lieve ed un danno patrimoniale grave non essendo le due voci quantitativamente legate tra loro ma quello che è certo è che tale quantificazione e soprattutto la sussistenza di tale danno dovrà essere provato oggettivamente.

A ciò si lega il danno morale spesso creduto sempre sussistente.

Si ricordi, prima di tutto, che con l’applicazione oramai in maniera uniforme sul nostro territorio nazionale delle Tabelle del Tribunale di Milano la quantificazione data dalle stesse per punto di invalidità ricompense anche il danno morale. Solo la prova di un ulteriore danno potrà dar luogo ad una personalizzazione e quindi ad un aumento maggiore di quello quantificato nelle tabelle.
Inoltre il danno morale è legato al dictum dell’art. 2059 c.c. e cioè al fatto che quanto subito possa configurare anche una fattispecie di carattere penale.

Quindi non si potrà parlare di danno morale nei casi in cui vi sia un “mero disagio” nella quotidianità provocato dal comportamento altrui: il fatto che a seguito di un sinistro stradale si sia dovuto portare l’auto a riparare e si sia dovuto prendere i mezzi pubblici per andare a lavorare alzandoci prima la mattina, non costituisce un danno morale ma un mero disagio di per sé non risarcibile.

Seppur la Cassazione con le famose sentenza del 2008 abbia affermato il principio unitario del danno nel suo insieme eliminando tutte quelle voci di danno prima esistenti: danno esistenziale, danno da vita di relazione ecc. un accenno dovrà comunque essere fatto al danno biologico di per sé.

Il danno biologico è una lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito.

Il danno biologico ricomprende sia i danni fisici che i danni psichici. Anche questi ultimi danni, spesso ritenuti sempre sussistenti dai danneggiati, in realtà vanno provati con un relazione medica di uno psichiatra. Nel caso di danni psicologici molto difficile e direi anche volubile nella sua quantificazione è l’accertamento e soprattutto il nesso di causa tra l’evento lesivo ed il disturbo psicologico subito.

Il nostro Studio è riuscito a far riconoscere a molte vittime della strage di Viareggio il solo danno psichico quale danno risarcibile di per sé e quindi a svincolarlo dalle lesioni fisiche subite dai danneggiati ottenendo un precedente molto rilevante ai fini della risarcibilità del danno.

Imprenscindibile per la valutazione e quantificazione del danno biologico sarà la perizia medico legale con cui il medico incaricato valuterà il danno subito dal danneggiato quantificando i giorni di invalidità totale e parziale ( avendo gli stessi una diversa valutazione quantizzava) e i postumi permanenti .

Importante è anche la valutazione del danno ed il suo calcolo nel caso di infortunio sul lavoro in quanto in questo caso andrà calcolato il danno differenziale rispetto al risarcimento che l’Inail andrà a versare al lavoratore, risarcimento che però, si badi, bene sia esso dato in un unica soluzione o in rendita mensile viene calcolato tenendo conto non solo delle lesioni subite ( tra l’altro calcolate con un sistema tabellare diverso) ma anche dell’aspetto patrimoniale e della capacità lavorativa diminuita.

Una parentesi a parte va poi fatta nel caso di danno da morte
La Cassazione, sez. III Civile con sentenza n. 6273/12 ha sottolineato come nel caso di danno da morte si debba accertare, ai fini della sua quantificazione e soprattuto ai fini della risarcibilità agli eredi, se la vittima sia deceduta immediatamente oppure vi sia stato un lasso di tempo anche minimo tra l’evento lesivo e la morte: in pratica si va a stabilire se la vittima abbia sofferto o meno prima di morire.

Sul punto le Sezioni Unite con la sentenza n. 26972/08 hanno affermato il principio di diritto, secondo cui, in caso di morte che segua le lesioni dopo breve tempo, la sofferenza patita dalla vittima durante l’agonia è autonomamente risarcibile, non come danno biologico, ma come danno morale, inteso come sofferenza della vittima che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita, sempre che la sofferenza psichica vi sia stata e, dunque, che la vittima sia stata in condizioni tali da percepire il proprio stato (il che va escluso in caso di coma immediatamente conseguito all’evento dannoso).

Quanto appena detto è di fondamentale importanza ai fini della quantificazione dei danni in capo agli eredi.

Infatti agli stessi potrà essere quantificato oltre ad un danno c.d. iure proprio e cioè un danno oggettivamente subito per la perdita del proprio caro, anche un danno iure hereditatis che altro non è che la trasmissibilità del danno biologico – sofferenza – subita dalla vittima.
Si ricordi che i parenti hanno diritto al risarcimento non solo in caso di morte del loro caro ma anche nel caso in cui questi abbia subito una lesione permanente grave comunque superiore al 50%.

Spese legali

Una nota a parte va dedicata, seppure brevemente alle spese legali. Spesso la vittima non ha la consapevolezza che instaurare una causa giudiziale ha comunque dei costi che debbono essere sostenuti e che verranno rimborsati una volta che il Giudice competente gli avrà dato ragione.

Sicuramente, almeno questo è il nostro modo di operare, la causa giudiziaria verrà consigliata solo quando tutte le altre “vie” si saranno rese inutili cercando sempre, con il nostro operato, di non far sborsare alcunché ai nostri clienti.

A volte però si rende necessario intraprendere una azione giudiziaria o quantomeno una mediazione: tali procedure hanno necessariamente dei costi vivi determinati dal Ministero della Giustizia e che vanno necessariamente anticipati, onde poi ottenere comunque un rimborso.

Stessa cosa è da dire per le spese legali. Il nostro Studio, però, proprio per ovviare a quanto sopra, conscio del fatto che ciò potrebbe provocare non pochi problemi al danneggiato anche a volte facendolo desistere dall’ottenere ragione, è in grado di stipulare dei preventivi di spesa che possano comprendere anche l’eventualità di un pagamento in un’unica soluzione alla fine della causa e cioè una volta che il cliente avrà ottenuto il risarcimento dovuto: ovviamente – si sottolinea – le spese vive andranno comunque anticipate almeno che non si rientri nei parametri del gratuito patrocinio.

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