Il marito – un pastore siciliano – non si lava e nonostante puzzi, costringe la moglie ad avere con lui rapporti sessuali , vane essendo state le lamentele della donna che gli chiedeva di lavarsi. Più specificatamente il pastore, rientrato dai pascoli, senza lavarsi e contro il consenso della moglie consumava rapporti sessuali con la stessa. Ed è così che il pastore viene rinviato a giudizio con l’accuso di stupro. In appello , in realtà, il pastore era stato prosciolto dall’accuso in quanto la moglie, anche se restia ad avere rapporti con il marito maleodorante in realtà poi accondiscendeva il rapporto. Per la Cassazione, però, questi rapporti sono da considerarsi coattivi. La peculiarità dei motivi del dissenso non hanno eliminato il dissenso medesimo, per cui i rapporti sessuali, laddove imposti con la forza dall’uomo, erano e restavano violenti». In primo grado il pastore era stato condannato a nove anni di reclusione dal tribunale di Caltagirone per il reato di stupro, poi ridotti a due dalla Corte di appello che non aveva riconosciuto tale fattispecie criminosa ma aveva ritenuto il marito di maltrattamenti e violenza privata. Si preannuncia , quindi, per il pastore un futuro al fresco dove sicuramente si laverà di più volente o nolente.
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