Findomestic: riflessioni sul contratto di usura

FINDOMESTIC : RIFLESSIONI SUI CONTRATTI DI USURA

L’altra settimana avevo scritto su Findomestic e sul caso che ha portato a processo i vertici della società in quanto erano stati applicati tassi usurai in un contratto di finanziamento stipulato con un consumatore.

Avevo ipotizzato che molte persone potevano essere nelle medesime condizioni di quel consumatore in quanto il contratto era standard: non mi sbagliavo!

Nei giorni seguenti l’articolo, infatti,molte sono state le richieste: chi chiedeva spiegazioni sulla procedura da seguire, chi voleva far analizzare il proprio contratto, chi voleva capire di più.

Pur avendo cercato di rispondere a tutti ho ritenuto opportuno scrivere alcune riflessioni che, forse, possono aiutare il lettore interessato.

Prima di tutto, il caso che avevo affrontato settimana scora aveva riguardato, nello specifico, la finanziaria Findomestic ma, in linea generale, la stessa situazione può verificarsi per ogni finanziamento contratto con qualsiasi altra finanziaria e/o con la banca perché questo è spesso il modus operandi di queste società.

Chi ci presta denaro, ovviamente, non lo fa gratuitamente ma cerca di ricavare quanto più possibile dall’operazione: tutto lecito, sino a che non si superano in tassi ultra-legali.

Per effettuare il calcolo dell’usura bisogna fare riferimento al TEGM rilevato, ogni tre mesi, dalla Banca d’Italia per conto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Una volta ottenuto questo parametro bisogna aumentarlo di ¼ ed aggiungerci 4 punti percentuali.

Partendo da qui, sembrerebbe facile stabilire se un contratto è in usura o meno.

In realtà, questo calcolo, non è poi così facile da farsi ed è doveroso, pertanto, affidarsi ad un consulente.

Infatti, il tasso effettivo del contratto che avete stipulato è dato dalla somma di tutte le spese previste, spese che, spesso, sono “mascherate” e non chiare.

Chi sottoscrive un contratto di finanziamento, nel 90% dei casi (e sto basso!) non sa assolutamente quali siano i tassi ultra-soglia ma, anche supponendo che li possa sapere, questi non riuscirà a fare un calcolo dei costi del contratto per valutare se quello che gli stanno facendo firmare è un furto.

Per fare questo calcolo, non a caso, c’è bisogno di un perito “onesto” (argomento su cui tornerò dopo) che ci rediga una perizia che viene, in gergo, chiamata econometrica : si ricorda che per la sua redazione sono necessarie nozioni di matematica finanziaria e non improvvisazioni.

Ci si può, comunque, accorgere, ad occhio, che qualcosa non va nel finanziamento quando, a fronte di un capitale finanziato di 20.000 euro ( cifra indicata a caso per fare un esempio) si sia già pagata l’intera somma ma questa riguardi solo gli interessi, rimanendo da pagare, ancora, tutto il capitale.

Questa situazione è più frequente del previsto in quanto mi è capitato, molte volte, in studio il cliente che si lamentava di aver pagato regolarmente la rata da anni e che, da un resoconto, aveva scoperto di dover ancora dare quasi tutto il capitale: eppure sono 4 anni che pago!

E’ sotto la luce di tutti che, in questo caso, qualcosa di anomalo ci sia.

Ma perché le finanziarie e banche applicano questi tassi usurai se poi vi è il rischio di denuncia e rinvio a giudizio degli amministratori?

Semplice! Perché comunque sia ci guadagnano un sacco di soldi!

Il giro di affari di queste società è quantificabile in miliardi spesso fatti sulle spalle di noi cittadini.

Se a ciò si aggiunge il fatto (di cui le finanziarie sono ben consapevoli) che tra le migliaia di contratti stipulati annualmente solo una piccola percentuale di questi viene contestata ecco spiegato l’azzardo.

La maggior parte delle persone non ci pensa nemmeno che il contratto stipulato possa essere illecito e che si possa riottenere la restituzione di tutti gli interessi: subisce in silenzio magari facendosi fare anche dei pignoramenti.

Le finanziarie sono ben consapevoli che l’ignoranza (intesa nel senso più letterale della parola e cioè come “non sapere” e non assolutamente in senso dispregiativo) ….…paga in quanto, di soldi nelle loro tasche, ce ne vanno parecchi.

Ma, inoltre, queste società sono anche ben consapevoli che per aver ragione si deve, intanto, far fare una perizia e sostenere le spese di causa: spesso molti desistono perdendo migliaia di euro che hanno diritto di avere in restituzione.

Qui si assiste ad un fenomeno sociale incomprensibile.

C’è chi dovrebbe riavere indietro interessi per 20-30 mila euro o più ma non intende spendere 1000 euro per una perizia ed altrettanti per iniziare una causa.

Certo, il sistema giuridico italiano non aiuta perché sappiamo tutti che le cause sono lunghe e che può capitare anche un giudice che si alza male la mattina e ci da torto anche se abbiamo ragione: se però tutti ragionassimo per ipotesi queste situazioni non sarebbero mai emerse. Chi si aggrappa alle ipotesi dei se e dei ma sia consapevole che potrebbe aver perso migliaia di euro.

C’è anche da evidenziare come, parlando di violazioni contrattuali da parte delle finanziarie, non viene solo in mente il reato di usura in quanto, spesso, ci si scontra anche con l’indeterminatezza del TAEG.

In pratica, si firma un contratto con un TAEG pari ad X ma, a seguito di un calcolo attento, si evince, invece, che il TAEG effettivo era pari ad Y.

In questo caso la clausola contrattuale di determinazione del TAEG è nulla ed si ha diritto, anche stavolta, alla restituzione degli interessi: vi posso garantire che, spesso, le somme da riavere in questo caso sono di non poco conto.

Tanto per fare un esempio, non più tardi di tre mesi or sono, per un mio cliente ho chiuso in transazione un accordo con una banca (ometto il nome in quanto tra le parti si è firmato un patto di riservatezza) ove, solo per l’indeterminatezza del TAEG, sono stati riconosciuti e restituiti ben 70.000 euro.

Ma le banche e finanziarie chiudono in via transattiva?

La risposta è si ma bisogna vedere in che fase della procedura siamo (ovviamente queste sono regole d’esperienza e non scritte in quanto ogni caso è a sé).

Prima di tutto, per mia esperienza, di solito l’accordo si trova una volta intentata la causa e difficilmente prima (anche se mi è capitato –più raramente – di chiudere alcune posizioni anche nella fase iniziale).

Questo ha un suo perché.

Spesso le finanziarie non chiudono prima della causa perché vogliono vedere se desistete o davvero volete andare avanti.

La società finanziaria è come ci dicesse : a fare la lettera e la mediazione (tra l’altro obbligatoria) in pratica hai sostenuto spese irrisorie e quindi è normale che tu fin lì ci sia arrivato. Vediamo però se davvero vorrai andare avanti sostenendo costi maggiori (meglio sarebbe parlare di investire soldi per riottenere il dovuto invece che usare il verbo spendere).

Diverse persone tra quelle che avevano iniziato non proseguono facendo il gioco delle finanziarie.

Ma…..una volta instaurata la causa, l’interesse a chiudere la posizione si ribalta in quanto, qualora esca una sentenza che condanna la finanziaria o la banca per usura, la notizia mediatica produrrà un danno enorme a queste società con effetto c.d. a cascata in quanto molte persone inizieranno a farsi delle domande e magari a riflettere su ciò a cui prima non avevano pensato.

A questo punto mi sento di dare un consiglio a chi vuol far verificare il proprio contratto e vuole iniziare questa pratica.

Spesso, chi si rivolge a società di consulenza, verrà consigliato di far una preanalisi della sua situazione.

La preanalisi è una pratica corretta in quanto onestà vuole che si faccia fare una verifica preliminare per vedere se ci sono i presupposti per procedere. Sempre onestà vuole che questa preanalisi venga fatta gratuitamente o con una spesa irrisoria. Molti, invece fanno pagare anche la preanalisi 1000/1500 euro. Evitateli!

Una volta che la preanalisi è stata fatta ed è risultata positiva bisognerà far redigere quella famosa perizia econometrica di cui poc’anzi si parlava.

Qui bisogna stare attenti perché si trova di tutto e di più.

Mi è capitato di persone che mi hanno fatto visionare delle perizie che erano carta straccia…carta, però,  pagata molto salatamente.

Infatti, molte società o consulenti improvvisati redigono perizie completamente errate in cui si attesta la restituzione di cifre da capogiro.

E’ accaduto, ad esempio, che Tizio si fosse recato presso una società che effettuava questo tipo di perizie e che dall’elaborato fosse risultato, come dovuta, in restituzione, una somma di oltre 200.000 euro: il prezzo richiesto per la perizia, in base al valore del riavere, si aggirava intorno ai 30.000 euro!

Chi non sarebbe disposto ad investire 30.000 euro per riaverne 200.000?

Nessun investimento oggi presente sul mercato può fruttare tanto.

Peccato che la perizia era completamente errata nel calcolo e non teneva conto della giurisprudenza attuale.

Fortunatamente Tizio non pagò questa somma e facemmo analizzare il contratto da un “vero” consulente: morale della storia….Tizio aveva diritto alla restituzione di soli 6.000 euro a fronte dei 200.000 euro che gli era stato preventivato nella perizia farlocca.

Quindi, non crediate alle favole e non fatevi ingannare: l’onestà paga sempre ed è un ottimo biglietto da visita per potersi fidare.

In media ,una perizia, non dovrebbe costare più di 1000/1500 euro per posizione.

Affidatevi sempre a professionisti seri ed onesti che vi sappiano consigliare nel vostro esclusivo interesse in quanto, questo tipo di cause, trovano il proprio fondamento nella perizia che deve essere fatta in maniera corretta e tenendo conto anche delle decisioni recenti della giurisprudenza.

Solo così potrete iniziare fruttuosamente la vostra azione ed riuscire ad essere quella “voce” che esce dal coro ed ha deciso di ottenere giustizia.

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