Come evitare il decreto ingiuntivo da parte delle Banche? Sembra impossibile….ma un modo per difendersi c’è.

Spesso molti utenti del sistema bancario si trovano coinvolti in una vicenda processuale instaurata nei loro confronti dalla Banca che, dopo aver chiuso il conto e chiesto loro l’immediato rientro, procede a depositare un ricorso per decreto ingiuntivo con richiesta di provvisoria esecuzione.

Nel momento in cui il Giudice, e ciò avviene nella maggior parte dei casi, firma il decreto e concede la clausola di provvisoria esecuzione ogni difesa da parte dell’utente è vana.

Infatti il decreto ingiuntivo una volta emesso dal Giudice è un provvedimento immediatamente esecutivo e costituisce, a favore della banca, un titolo esecutivo valido per l’ iscrizione ipotecaria su tutti i beni del cliente/debitore.

Premesso ciò, l’utente sembrerebbe non avere alcun strumento giuridico per difendersi, considerando anche che il decreto è un provvedimento emesso solo sulla base della richiesta della banca senza ascoltare il presunto debitore.

In realtà un sistema c’è purchè si agisca tempestivamente.

L’utente, appena riceve da parte della banca la lettera di revoca e di chiusura del conto, deve immediatamente contestare il rapporto di conto corrente citando la Banca in giudizio.

Si deve precisare che uno scoperto in conto corrente è quasi sempre impugnabile sulla base dell’anatocismo trimestrale sulla capitalizzazione degli interessi passivi e delle singole voci tutte contestabili (esempio valute, commissioni, erroneità dei saldi contabilizzati) e saranno proprio questi estremi che l’utente dovrà porre a fondamento dell’atto di citazione con cui porterà in giudizio la banca: ovviamente d’obbligo è farsi fare una perizia c.d. econometrica da parte di un esperto in matematica finanziaria : qui bisogna far attenzione alle truffe in questo campo ormai molto diffuse con promesse di recuperi improbabili.

Rivolgersi al proprio professionista di fiducia è la strada migliore per avere consigli su chi rivolgersi per far fare la perizia.

Il giudice, a seguito della citazione, è chiamato ad accertare, all’interno di un giudizio di merito e con la presenza di entrambe le parti, che il saldo richiesto dalla Banca all’utente sia certo, liquido ed esigibile in modo da stabilire l’effettivo dare- avere. Tale Giudice  spesso non coincide con il Giudice  di fronte al quale è stato presentato il decreto.

Pertanto una volta depositato l’atto di citazione l’utente dovrà con ricorso, con allegato atto di citazione, comunicare all’Autorità Giudiziaria chiamata a decidere sul decreto ingiuntivo dell’avvenuta richiesta di accertamento negativo del debito davanti ad altro giudice.

La domanda di accertamento negativo del debito o di una sua diversa quantificazione,  diventa ostativa alla emissione dell’ ingiunzione di pagamento ed il Giudice deve prendere atto che tra le parti esiste pendente un procedimento, davanti ad una diversa Autorità Giudiziaria, con cui si chiede l’accertamento dell’esistenza o dell’entità del debito stesso e non potrà emettere alcun decreto.

Il cosiddetto ricorso in prevenzione serve quindi proprio ad impedire l’emissione del decreto ingiuntivo almeno fino a quando non venga accertato il debito che sta alla base del decreto stesso.

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