Un diverbio…il casco della moto usato per colpire l’altra parte….e il caso finisce in Cassazione. La Suprema corte ha stabilito che il casco della moto, come il bloccapedali dell’auto o la catena di ferro, è a tutti gli effetti una «arma impropria» e, se usato per colpire o intimorire qualcuno, rende il fatto violento aggravato e pertanto procedibile d’ufficio senza la querela della vittima. Infatti il porto del casco «cessa di essere giustificato nel momento in cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione e l’oggetto viene utilizzato in guisa di arma impropria». «È del tutto evidente che anche un casco, per le sue caratteristiche di massa e durezza, possa diventare un’arma impropria se utilizzato per offendere, avendo una potenziale idoneità lesiva e non certo indifferente». Nel caso di specie due imputati avevano picchiato un conoscente dopo essersi fatti aprire la porta di casa.



