Tizio è uno di quei tanti ragazzi che, finita la scuola, non sono riusciti ancora a trovare lavoro in qualche ditta.
Tizio è però un tipo tenace e cercando, cercando scova un’azienda che però non gli offre il posto ma uno stage di tre mesi al termine del quale l’eventualità di una stabile assunzione si fa più concreta.
Lo stage ovviamente è senza stipendio e noto è che con tale contratto non si concretizza alcun rapporto di lavoro. Tizio è offeso in quanto gli sembra impossibile che un giovane entri in un’azienda per imparare senza uno stipendio, anche minimo. Gli apprendisti li pagano perchè noi stagisti no?
Lo stage non è però un impegno continuativo ma di inserimento temporaneo del giovane all’interno del mondo produttivo e perciò differisce dall’apprendistato. Lo stage ha lo scopo di dare al giovane un breve contatto ed addestramento pratico avvicinandolo al mondo del lavoro e fornendo un contatto tra mondo scolastico e lavorativo: il rapporto di lavoro è un’altra cosa, che diamine! In esso il prestatore di lavoro subordinato si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale ecc. ecc. Un’obbligazione ed una collaborazione che se non adeguatamente eseguite, con diligenza e fedeltà, fanno scattare le sanzioni disciplinari di cui all’art. 2106 c.c. e all’art. 7 Statuto Lavoratori.
Il tutor di Tizio gli spiega che anche nello stage bisogna lavorare assiduamente e con impegno ma senza il rischio di subire sanzioni disciplinari e con la possibilità di andarsene senza obbligo di preavviso : vuoi mettere che vantaggi!
Tizio se ne fa una ragione e capisce che l’impresa gli da una possibilità e gli da molto, aprendogli le porte e mettendolo al corrente del suo delicato ruolo di lavoratore non pagato.



