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L’Avvocato doc: cosa gli Italiani vorrebbero dal proprio legale

Avvocato, ovvero colui che è stato chiamato per difendere. Questo il significato etimologico della parola. Non a caso il rapporto che lega il cliente all’avvocato è un rapporto di stretta fiducia ed il lavoro dell’avvocato è di pubblica utilità. Tutto bello, tutto fantastico finchè dalla carta non si passa alla realtà. Ecco che il professionista a cui ci rivolgiamo per tutelarci a volte non soddisfa le nostre esigenze e le nostre aspettative. Salvo ovviamente escludere da questa inchiesta quelle persone che addebitano i propri guai personali e situazioni di insperata tutela a quei legali che non potevano fare altrimenti e che hanno dovuto condurre una causa con possibilità di riuscita pari a zero ( classico il caso del debitore che si vuole opporre ad un decreto ingiuntivo, senza possibilità di difesa, solo per prendere tempo per poi trovarsi a pagare tre volte tanto il capitale iniziale e che esordisce con la frase : ” mi ha rovinato l’avvocato”), siamo andati dalle persone a chiedere cosa si aspettavano da un legale e qual’era stata l’esperienza vissuta, se ne avevano avuta, sino ad oggi. Le risposte sono state le più disparate ma comunque tutte unificabili sotto quei principi che poc’anzi si diranno.

La prima critica fatta ai legali è la poca trasparenza soprattutto in materia di costi in quanto, quasi mai, viene redatto un preventivo scritto da sottoporre all’attenzione del cliente: si va dal legale ma non si sa quanto si potrebbe spendere trovandosi poi difronte a brutte sorprese. Inoltre, i pochi che mettono per iscritto un preventivo non indicano le singole voci ma lo fanno solo approssimativamente.

Sempre in campo di prezzo molti legali , nelle loro richieste, superavano le tariffe in vigore senza batter ciglio. Quello che va sottolineato è che mentre il Consiglio dell’Ordine a questo tipo di comportamento chiude un occhio , gli occhi li tiene ben aperti difronte a quei giovani avvocati che propongono prezzi convenienti alla loro clientela con formule alternative ed innovative di affrontare la professione : la concorrenza innovativa nell’ordine degli avvocati non è quindi ammessa e tutto ciò si ripercuote, in danno, sul cliente finale.

Il motivo principale per cui ci si rivolge ad un avvocato è per problemi legati al risarcimento danni, seguito subito dopo da problemi familiari ed economici. Non ancora entrata nella mentalità l’istituto della mediazione che spesso viene percepita come un modo aggiuntivo di spesa e di lungaggine e non certo come un metodo di risoluzione “veloce” delle controversie; spesso questa idea è lo stesso avvocato ad infonderla nel cliente.

Nella scelta dell’avvocato, spesso, gioca un ruolo determinante il passaparola ma si stanno sempre più diffondendo anche i contatti tramite il web dove il cliente si sente più sicuro e più libero di scegliere. Infatti via web il cliente si può fare già un’idea di chi si troverà di fronte in studio e del modo di lavorare del professionista e potrà chiedere un primo contatto senza impegnarsi più di tanto. E’ un modo nuovo che sicuramente farà strada nel futuro ma che ad oggi deve sempre svilupparsi.

Inoltre l’Avvocato è sempre visto come persona specifica a cui affidarsi essendo vista non di buon occhio la spersonalizzazione della professione con gestione della pratica ad uno studio e non ad un singolo professionista. In buona sostanza il cliente vuole andare da quell’avvocato e solo questi può “lavorare” la pratica affidata . L’altra ipotesi è propria più delle grandi società che non si pongono questo limite guardando più al risultato finale che al metodo.

Il cliente, poi, di solito non fa un giro tra i vari professionisti ma si affida a quello scelto secondo criteri più vari ( il più diffuso è quello del passaparola), anzi si può tranquillamente dire che questo è escluso a priori. Andare dall’avvocato famoso non è cosa più di tanto ambita dalla clientela essendo altri i fattori che incidono sulla scelta. Ma anche la tariffa non è l’indice discriminatore per la scelta dell’avvocato. Quello che conta di più è sicuramente il consiglio di un conoscente.

Altra lamentela che spesso è stata riscontrata è quello della mancata informativa della pratica affidata all’avvocato. Si da l’incarico e a volte si sa solo dopo diversi tempo come sta andando la pratica: o diversamente non si viene comunque mai chiamati per essere informarti sull’andamento della pratica.

Quasi mai gli avvocati poi mettono il cliente al corrente della linea difensiva e ancor meno gli fanno leggere, facendolo partecipe, gli atti prima di depositarli.

A volte, e non di rado, le iniziative prese dell’avvocato non vengono condivise con il cliente il quale ne rimane ignaro per poi coglierne le conseguenze successivamente, nel bene o nel male.

Con il decreto Bersani il quantum da pagare all’avvocato risulta ancora più incerto. E’ possibile ad oggi pattuire con il professionista una percentuale su quanto si otterrà dalla pratica in corso ( c.d. patto di quota di lite). Questo sistema utilizzato da anni in altri stati, quali gli Stati Uniti, è uno spiraglio verso la concorrenza e verso la garanzia del cittadino di poter scegliere in base ai servizi offerti, alle garanzie ed anche i costi. Una abolizione di quanto di buono introdotto dal Bersani, con una riforma delle professioni, porterebbe quest’ultime ad un passo indietro non solo rispetto alla società attuale ma anche rispetto alla situazione odierna .

Insomma il cliente vuole l’avvocato onesto, affidabile, capace di risolvere il problema ( che non vuol dire sempre successo in giudizio), disponibile : tutte doti non facili da trovare soprattutto unificate tra loro.

Altra caratteristica molto apprezzata dalla clientela è la riservatezza e la capacità del legale di risolvere la questione senza andare in giudizio ( molti questa strada non la consigliano nemmeno).

Ecco che quindi spesso si creano , nel corso del tempo, incomprensioni con il legale e la clientela o rimane semplicemente delusa o alle volte decide di cambiare il legale. C’è poi una minina parte che decide di fare anche causa al difensore, difendendosi da chi doveva difenderlo.

 

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