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Mancato indennizzo inail e trasporto pubblico

I collegamenti pubblici sono pessimi ed al lavoratore non rimane che andare al lavoro con il ciclomotore. Se pero’ si e’ vittima di un infortunio in itinere il dipendente deve provare di non aver potuto utilizzare il collegamento pubblico per problemi di orario. Il percorso che collega casa all’ufficio – siti collocati in due cittadine diverse e distanti diversi chilometri – è teoricamente raggiungibile utilizzando il trasporto pubblico, ma il dipendente protagonista della vicenda opta per le due ruote: più veloce, più flessibile. Eppoi, i collegamenti pubblici non sono adeguati, a suo avviso. Il lavoratore in occasione di un incidente in itinere, chiede il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro in itinere, con relativo indennizzo. L’Inail rifiuta la richiesta ed il lavoratore ricorre in Tibunale. Secondo i giudici, sia del primo che del secondo grado, il lavoratore non ha adempiuto «l’onere» più importante, quello relativo agli «orari dei trasporti pubblici che collegano le due città», limitandosi, invece, a chiedere «prova sulla inadeguatezza dei servizi pubblici di trasporto». Ma quest’ultimo passaggio, evidentemente, non è stato ritenuto sufficiente. Eppure, il lavoratore presenta anche ricorso in Cassazione, affermando che il giudice del merito ha errato decidendo la controversia «senza esperire l’utilizzo dei doveri istruttori cui è chiamato il giudice del lavoro». Secondo gli Ermellini invece, è erronea la valutazione del lavoratore: perché i poteri istruttori vanno esercitati per «completare un quadro probatorio insufficiente», non per «colmare una lacuna che concerne la mancata allegazione di circostanze di fatto decisive». A quest’onere avrebbe dovuto provvedere il lavoratore per dare sostanza alla prospettiva dell’infortunio in itinere e alla relativa richiesta di indennizzo…

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