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Nella liquidazione dei danni è necessario computare anche la perdita di opportunità e/o di gratificazioni personali

Se la vittima di un incidente è costretto ad abbandonare l’Università gli deve essere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale. E’ quanto ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza 6 aprile 2011, n. 7868 accogliendo le doglianze di un cittadino abruzzese travolto sulla statale Adriatica da un autotreno che proveniva dalla direzione opposta e poi sparito nel nulla. Con la sentenza di cui sopra, innanzitutto, la Cassazione precisa che in presenza di una perizia che accerti una determinata percentuale di invalidità, il giudice può sì discostarsene, riducendola, come nella fattispecie, passando dal 44%, indicato nella Ctu al 35%, ma è sempre necessario che vengano motivate le ragioni con riguardo alla specificità del caso concreto. Nella quantificazione del danno biologico, morale e patrimoniale, secondo i Giudici della Suprema Corte, occorre considerare il fatto che a causa del lungo periodo di invalidità temporanea (oltre un anno), il ricorrente aveva dovuto interrompere gli studi universitari di giurisprudenza che portava avanti come studente-lavoratore, perdendo la possibilità di laurearsi, con tutto quello che da ciò consegue in termini di perdita di opportunità di maggiori gratificazioni personali e anche di maggiori guadagni futuri. Nella liquidazione dei danni biologici e patrimoniali il giudice territoriale non ha valutato le specificità del caso concreto che imponeva di tenere nella dovuta considerazione le opportunità di guadagno e di lavoro, oltre alle maggior gratificazioni personali e sociali, che la vittima del sinistro avrebbe ottenuto se avesse potuto proseguire negli studi.

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