Separazione, Istruzioni per per l’uso 

Separazione: nessuno ci da un manuale d’uso per seguire al meglio questa difficile e delicata fase. A ciò si aggiunge che la crisi della giustizia in Italia è da ricondurre essenzialmente alla lentezza dei processi e nel diritto di famiglia questo malessere è aggravato da un insieme di ragioni riconducibili a:

  • La differenziazione tra legge e prassi dei Tribunali nel senso che spesso le aspettative che la legge sull’affidamento condiviso aveva creato vengono disattese dal provvedimento del Tribunale per cui spesso questo viene reclamato (impugnato) o non viene rispettato, con ricorso nuovamente alla giustizia.
  • Vi è scarso uso di forme di risoluzione alternative delle controversie che molto spesso non funzionano nel nostro paese proprio a causa della lentezza della giustizia che tutela, in qualche modo, la parte che ragione non ha.

Quando si tratta di diritto di famiglia, spesso, chi va a rimetterci nelle liti giudiziarie sono i minori e pertanto vediamo di dettare qualche istruzione per l’uso per alleviare i contrasti che potrebbero sorgere in sede di separazione: istruzioni che valgono, ovviamente, solo per le persone di buon senso.

Con la risoluzione 2079/2015 il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri (tra cui l’Italia) ad assicurare l’effettiva uguaglianza tra genitori nei confronti dei propri figli promuovendo una forma di affidamento in cui i figli dopo la separazione della coppia genitoriale trascorrano tempi più o meno uguali presso il padre e la madre. Questa risoluzione nasce da studi effettuati su migliaia di casi come quelli della Università Luterana di Norimberga nel 2013 che hanno dimostrato che i minori subiscono danni per effetto della frequentazione di uno dei genitori per un tempo inferiore a un terzo del tempo totale (come avviene quando un genitore ha contatti con i figli solo a week end alternati e per un pomeriggio settimanale). Ancora più attuale è poi lo studio di Emma Fransson del gennaio 2017 che attesta che i figli allevati in regime paritetico non accusano disagi maggiori dei figli dei genitori non separati.

In Italia, sta di fatto, che a distanza di anni dalla legge sull’affido condiviso (2006) questa non ha trovato applicazione concreta e totale lasciando spazio ai provvedimenti dei vari Tribunali troppo spesso discutibili.

Vediamo, quindi, di dare delle ISTRUZIONI che possono essere di aiuto in caso di separazione:

  • La residenza dei figli ha valenza puramente anagrafica, mancando qualsiasi differenza giuridicamente rilevante tra il genitore co-residente e l’altro.
  • Conseguentemente il domicilio dei figli sarà presso ciascun genitore
  • La scelta della residenza abituale con riferimento alla regione o allo stato dovrà essere definita nel luogo in cui i figli sono abituati a vivere.
  • La frequentazione dei genitori è consigliabile avvenga ispirandosi al principio di partecipazione paritaria dei genitori alla vita del figlio superandosi la odiosa distinzione tra genitore del dovere e genitore ludico. I figli debbono avere pari opportunità di frequentare liberamente ciascun genitore in funzione delle loro esigenze ed in un contesto di frequentazione paritetica. Potrà anche accadere che alla fine di un anno un figlio sia stato più tempo con un genitore rispetto ad un altro ma ciò dovrebbe essere frutto di causali esigenze e non di una imposizione. Nessun problema dovrebbe poi sorgere nel caso in cui un padre/madre fortemente impegnati nel lavoro si appoggino alla famiglia di origine per la custodia dei figli in quanto, il diritto dei nonni alla frequentazione dei nipoti è legislativamente garantito ed in quanto, non meno censurabile, sarebbe il caso di una madre che schiacciata dalla cura esclusiva dei figli, richiede l’aiuto di una baby-sitter. Se il “sacrificio” di una presenza equilibrata dei genitori nella vita dei figli viene diviso equamente vi sarà, conseguentemente, una riduzione del rischio di interventi esterni.
  • Assegnazione della casa familiare. Se si prescinde dalla figura del genitore collocatario non previsto dalla legge ma in uso nel Tribunali, si semplifica la questione sull’assegnazione della casa familiare, spesso zoccolo duro nelle separazioni. Infatti in questo caso la casa resterebbe semplicemente al proprietario e se condivisa andrebbe disciplinata ordinariamente secondo le regole dei beni in comunione e cioè valutando il costo di una locazione di un appartamento con riduzione del 50% e/o la vendita di quota e dell’intero immobile.
  • Ciascun genitore dovrebbe assumersi una parte dei compiti di cura dei figli restando obbligato a sacrificare parte del proprio tempo per provvedere ai loro bisogni, sacrificio comprensivo della parte economica.
  • Quanto alle spese straordinarie di per sé molto opinabili nella loro classificazione meglio sarebbe seguire il criterio dettato dalla Cassazione con sentenza 16664/2012 che anziché parlare di spese ordinarie e straordinarie, classifica le spese in prevedibili ed imprevedibili, evitando l’attuale confusione tra le spese effettivamente imprevedibili e quelle non quotidiane (es. spese scolastiche) ma prevedibilissime.
  • Ricorrere alla mediazione familiare aiuta a dirimere i contrasti insorti tra gli ex coniugi e a vivere serenamente. Pertanto i separandi dovrebbero prediligere e accogliere favorevolmente un ricorso alla mediazione familiare, strumento troppo poco usato attualmente.

Si precisa che pian piano alcuni Tribunali si stanno dirigendo verso questo raccomandazioni che non sono frutto di fantasia ma già in auge in alcuni Fori tra quali, ad esempio, quello di Brindisi.

Per mia esperienza le guerre nei Tribunali non solo non portano a nulla ma portano a decidere una persona terza (il giudice) su situazioni particolarmente delicate e complesse quali sono quelle famigliari. Non è certamente un giudice che valuta la vostra situazione su ciò che risulta dalla carte ( che non è quasi mai corrispondente alla realtà) che dovrebbe decidere dei Vostri figli ma solo Voi che li conoscete bene e sapete quali siano le loro esigenze, necessità e debolezze.

Quindi più che mai in caso di separazione il buon senso aiuta sempre e ognuno dei separandi dovrebbe sempre guardare all’interesse dei figli che non vanno usati quali arma di ricatto e per farla pagare all’ex coniuge, come troppo spesso avviene.

Come diceva Cartesio “il buon senso è la cosa meglio distribuita nel mondo poiché ciascuno crede di esserne così ben provvisto che anche coloro che più difficilmente si accontentano di ogni altra cosa non sogliono desiderarne più di quel che ne hanno

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