Malagiustizia : anche i giudici è giusto che paghino se commettono atti irresponsabili!

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La moglie di Antonio ( nome di fantasia) ha una relazione extraconiugale con un tizio contattato su facebook ,relazione che va avanti già da qualche mese. Antonio è preoccupato sia perché la moglie è solita andare a dormire fuori con l’amante lasciando i bimbi piccoli, di 3 e 5 anni, da soli in casa. Antonio, tra l’altro, rientra dal lavoro la notte ( verso le 2-3- del mattino)  e non può più di tanto controllare la moglie. Questa, che chiameremo Serena, una bella mattina decide di abbandonare tutti e tutto e di andarsene definitivamente da casa per andare a vivere con l’amante. V’è anche da sottolineare che l’amante non è certamente persona raccomandabile in quanto persona un po’ border line che vive di espedienti e che è solito anche fare uso di sostanze stupefacenti. Fu così che Antonio messo dinanzi al fatto compiuto si rivolse al suo legale di fiducia il quale gli consigliò di proporre una separazione giudiziale con addebito. Antonio fece presente che la casa dove abitavano era di sua proprietà in quanto l’aveva comprata dopo il matrimonio per adibirla a casa familiare e che gran parte dello stipendio andava via nella rata del mutuo. Dopo pochi giorni Serena che non aveva mai lavorato e che iniziava a realizzare che non si vive solo d’amore , si rivolse anche lei da un legale il quale le fece presente che essendosene spontaneamente andata di casa non aveva più diritto alla assegnazione della stessa almeno che tale gesto non fosse dettato da un atto violento del marito in quanto soggetto pericoloso. Serena non si perse d’animo e si autolesionò andando poi al Pronto Soccorso dove si fece refertare : aveva quindi un documento ufficiale che dimostrava la violenza del marito verso il quale la stessa fece fare , dal suo legale, ricorso per allontanamento dalla casa familiare nonché querela per maltrattamenti. Antonio rimase a dir poco perplesso quando gli vennero notificati i rispettivi atti anche perché non aveva commesso nulla se non subire un torto dalla moglie. Inoltre persino i suoi suoceri nonché la sua cognata erano presenti quando Serena se n’era andata spontaneamente da casa ed avevano ben visto che di lesioni la stessa non ne aveva affatto : tutto questo gli stessi lo avevano dichiarato e firmato dinanzi al legale di Antonio. Ma il giudice, difronte al certificato, ed al racconto di Serena che faceva presente che il medico del Pronto Soccorso l’aveva fatta soccorrere dalla autoambulanza tanto era la gravità della lesione e considerando anche che un vicino di casa l’aveva più volte soccorsa durante gli anni di maltrattamenti, almeno così diceva la stessa nel ricorso, emetteva il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare del sig. Antonio con divieto di vedere i figli in quanto soggetto pericoloso!. Veniva fissata udienza per far dire anche ad Antonio le proprie ragioni.

Intanto la madre, con il provvedimento in casa tornava ad abitare nella casa familiare, con il mutuo pagato da Antonio portandoci anche l’amante e facendo i suoi porci comodi dinanzi ai figli minori.

All’udienza Antonio tramite il suo difensore portò le dichiarazioni dei suoceri e della cognata i quali avevano riferito che Serena se n’era andata da casa spontaneamente e che le lesioni non erano vere ma se l’era fatte per ripicca contro il marito. Il difensore di Antonio portò poi una dichiarazione testimoniale del vicino che la sig.ra Serena diceva più volte averla soccorsa, il quale smentiva il tutto, nonché dichiarazione del medico del Pronto Soccorso il quale faceva presente che l’ambulanza l’aveva chiamata solo perché la stessa si voleva recare all’ospedale centrale ma non aveva un mezzo per andarci. Insomma che la sig.ra Serena dicesse delle fandonie era oltremodo chiaro come era chiaro che il provvedimento emesso stava causando un danno grave ai minori che vedevano un estraneo, poco raccomandabile, in caso amoreggiare con la mamma. Ma poiché è più facile che un cammello passi da una cruna di un ago che un giudice ammetta di aver sbagliato e revochi un suo provvedimento, il giudice volle sentire i suoceri di Antonio e la sua cognata che avevano rilasciato quelle dichiarazioni così denigratorie nei confronti di Serena dinanzi al legale di Antonio. Poiché, come si dice, la mela non cade troppo lontana dal ramo i suoceri e la cognata , dinanzi al giudice, ritrattarono tutto e sottolinearono come quello che era stato scritto in quelle dichiarazioni era frutto della fantasia del difensore di Antonio non avendole rilette. Al giudice non parve il vero! Qualcuno gli stava dicendo che ci aveva visto bene! Pertanto questi non solo confermò il provvedimento ma mandò gli atti al Consiglio dell’Ordine e alla Procura per quanto riguarda il legale di Antonio che si era inventato tutto !?! Il diavolo fa le pentole e non i coperchi ed Antonio durante il colloquio in cui i suoceri e la cognata avevano rilasciato al difensore le dichiarazioni, aveva registrato tutto e quindi vi era la prova provata che quanto scritto corrispondeva a verità. Antonio ha fatto quindi reclamo sperando che stavolta la Dea bendata bussi alla porta del tribunale mentre il difensore ha sporto querela per calunnia e falsa testimonianza contro i suoceri e la cognata di Antonio. Nel frattempo, in attesa del reclamo, Serena ed il suo amante continuano a stare in casa ad amoreggiare in presenza dei minori che verranno traumatizzati a vita da questa vicenda e da quello che stanno vedendo. Ma allora dinanzi ad un giudice che aveva tutti gli elementi per decidere bene ma che non è voluto tornare sui suoi passi per non ammettere i propri errori, è giusto che questi non paghi per l’errore e la superficialità commessa e che il danno che questi, con il suo provvedimento, sta facendo ai minori non venga perseguito? Noi riteniamo che , come tutti, ognuno debba assumersi le proprie responsabilità indipendentemente dalla funzione e ruolo svolto e siamo contrari a questa immunità di fatto esistente nei confronti dei giudici : responsabilizzarli renderebbe sicuramente , alcuni di loro, meno arroganti e più attenti.

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