Perchè proprio il diritto di famiglia?

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PERCHE’ PROPRIO IL DIRITTO DI FAMIGLIA? FORSE LA RISPOSTA STA IN UNA PAROLA: ABBANDONO

Oggi, parlando con un amico, si discuteva del lavoro e dei problemi quotidiani. Era l’ora di pranzo e nel mentre ho ricevuto una telefonata da un cliente che si sta separando e quindi il piacevole dialogo conviviale è stato interrotto perchè il dovere chiamava. Al termine il mio amico mi poneva una domanda: ma perchè tra tante materie hai deciso di trattare il diritto di famiglia?

Non sono solo rotture di gente che ti chiama a tutte le ore e che riversa su di te i peggiori stati d’animo che si affrontano nella fase della separazione? E’ stata una domanda che mi ha fatto riflettere, perchè a volte ci si dedica a delle cose istintivamente senza pensarci due volte e senza soffermarsi sul perchè.

Ma, in effetti, perché fare l’avvocato in diritto di famiglia, in una materia così difficile ed emotiva quando si può lavorare su questioni più aride e meno coinvolgenti? Non vi è risposta a questa domanda se non quella che vi è stato un qualcosa che mi ha portato a preferire semplicemente una materia ad un’altra , un qualcosa che ti fa sentire più affine a determinate problematiche e più coinvolto …più semplicemente un qualcosa che ti anima e ti appassiona. Probabilmente gli eventi della vita hanno fatto il loro ruolo in questa scelta: il matrimonio, la nascita di un figlio, la separazione, la morte dei genitori e quindi il venir meno della famiglia di origine ecc. La conferma però che si è imboccato la strada giusta si ha quando si comprendono nel profondo le dinamiche familiari ovviamente non quelle della famiglia felice (quelle poche che lo sono davvero) ma le dinamiche che portano alla rottura della coppia.

Se dovessi dire qual è il veleno più letale per la coppia lo individuerei sicuramente nell’abbandono. La famiglia può divenire abbandono, abbandono dei sentimenti, abbandono dei figli, abbandono del partner. Tutto può essere abbandonato ed anche l’amore che ha fondato il valore della famiglia può esserlo e con lui, segue, la distruzione della coppia. L’abbandono è il peggiore dei mali tantochè il Cristo sulla Croce per salvare l’umanità accetta l’abbandono del Padre. Vivere in una famiglia ormai prossima allo sfascio è vivere l’abbandono.

Non bisogna confondere l’abbandono con la solitudine: spesso è il contrario. Vi sono persone che si sentono sole in mezzo ad altra gente, non capite, non comprese, non amate ed isolarsi, in quel contesto, vuol dire difendersi dalla solitudine. All’interno della famiglia vi sono bambini abbandonati dalle attenzioni dei propri genitori, dalla serenità di crescere con la spensieratezza degli anni giovanili, senza più ricevere carezze da anni o un bravo o ancor meglio un incoraggiamento per un fallimento, anche in quanto fallire non è sinonimo di incapacità ma merito di averci provato ed aver sbagliato e quindi imparato. All’interno della famiglia vi possono essere bambini abbandonati per troppe attenzioni quelle che non dovrebbero esistere. All’interno della famiglia vi possono essere donne ritenute oggetto, possesso di un partner prima premuroso e che ora le usa e le abbandona a suo piacimento e che ottengono pugni che hanno preso posto a quegli abbracci iniziali. All’interno della famiglia si può vivere di sola apparenza perché si deve salvare la facciata quando dentro si ha un vuoto che permea la quotidiana esistenza e che viene trasmessa, quasi fosse un virus, ai figli che si sentono abbandonati più di coloro che una famiglia non ce l’hanno. Vi sono coniugi poi che quando sono assieme vivono nel mutismo: non ridono più come un tempo. Coniugi che rinascono quando stanno lontani o quando il partner deve andar via, magari per lavoro o per quella pedalata della domenica mattina. Alcuni poi continuano a vivere in questa situazione per il resto della loro vita non avendo il coraggio di separarsi , di ricominciare: si uccidono ogni giorno nel restare in un rapporto malato. Altri si separano usando i figli come ostaggi di quell’amore ora diventato odio, restando anni legati a quel rancore con non ha mai lasciato il posto alla consapevolezza che come tutte le cose anche l’amore può finire.

Qui vi può essere l’abbandono da parte dei figli messi su dall’altro genitore in quella terribile malattia che è l’alienazione parentale. Ci si può sentire abbandonati perché riprendere daccapo la vita, ricostruirla e abbandonare le vecchie abitudini non è facile: la felicità spesso va cercata con perseveranza. Ma separarsi può voler dire anche iniziare una nuova vita, riconquistare quella felicità e soprattutto quella serenità perduta, un rapporto con i figli di qualità più che di quantità fatta di tempi vuoti senza senso. E’ un percorso che può essere affrontato e va affrontato con attenzione perché si è fragili in quei momenti e facile è commettere azioni dettate dalla impulsività. Fare l’avvocato in diritto di famiglia credo sia dare un aiuto per ricominciare per riconquistare quella voglia di vivere che dovrebbe sempre accompagnarci quotidianamente. Limitarsi alle regole giuridiche, aride per definizione, spesso male interpretate e raccolte in un fascicolo di quel tribunale dove si è solo un numero tra tanti, una pratica da sbrigare è a mio avviso errato. E’ doveroso, almeno per me, andare oltre, non tralasciare l’aspetto psicologico perché spesso l’importante non è avere ragione ma ottenere pace., Ad oggi non so ancora rispondere al perché tra le tante materie mi sono avvicinato, tanti anni fa, al diritto di famiglia ma forse la risposta sta in quella voglia di tramutare l’abbandono di quelle famiglie in qualcosa di buono: forse è un obiettivo ardito ma almeno posso dire di averci provato.

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